La proposta di rilanciare l’Adriatico come piattaforma logistica tra Europa e Indo-Pacifico conferma un principio essenziale: la geografia dei traffici viene prima della geografia amministrativa.
Trieste, Venezia, Capodistria e Fiume appartengono a uno stesso spazio logistico, proiettato verso l’Europa centrale e i nuovi corridoi internazionali, incluso l’IMEC.
Per questo guardo con perplessità a una riforma fondata sulla centralizzazione e su Porti d’Italia S.p.A.
La direzione dovrebbe essere diversa: gestori portuali più autonomi, imprenditoriali e aperti al capitale privato, con lo Stato concentrato su regolazione, vigilanza, pianificazione e infrastrutture strategiche.
Un modello più vicino a quello aeroportuale, capace di favorire investimenti, concorrenza e alleanze internazionali.
Trieste deve poter costruire il proprio futuro guardando a Capodistria, Fiume, Vienna e Budapest, non soltanto a una holding nazionale.
I corridoi li costruiscono i traffici. La politica deve creare le condizioni perché possano svilupparsi.
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